Come fare i piegamenti a diamante per tonificare la parte posteriore delle braccia

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Annalisa

Come fare i piegamenti a diamante per tonificare la parte posteriore delle braccia

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I piegamenti a diamante si fanno con le mani vicine, pollici e indici che si toccano e spostano quasi tutto lo sforzo dal petto ai tricipiti, i muscoli sulla parte posteriore del braccio. Servono solo il pavimento e il tuo peso. E' un ottimo modo per ridurre un inestetismo molto diffuso chiamato braccia a tendina.

Come si posizionano le mani nei piegamenti a diamante

Parti in ginocchio a terra. Avvicina le mani fino a far toccare la punta dei pollici tra loro e la punta degli indici tra loro: lo spazio che rimane tra le dita forma un triangolo. Qualcuno lo chiama diamante, il concetto è lo stesso. Questa posizione va appoggiata a terra sotto lo sterno, cioè al centro del petto, non sotto il viso. Se le mani finiscono troppo in alto, verso il collo, i polsi lavorano in un angolo sbagliato e i tricipiti non vengono coinvolti come dovrebbero.

Una volta posizionate le mani, distendi le gambe indietro e mettiti in posizione di plank. Il corpo deve restare rigido: addome contratto, glutei stretti, una linea sola dalla testa ai talloni. Se il bacino si abbassa o si alza, stai compensando e il lavoro si disperde.

Perché funzionano meglio dei piegamenti classici per i tricipiti

Nei piegamenti normali le mani stanno più larghe delle spalle. Questo assetto favorisce il grande pettorale, che è il muscolo principale del petto. Quando stringi la presa e porti le mani al centro, il pettorale perde il suo vantaggio meccanico: non riesce più a generare tutta la forza necessaria da solo. A quel punto entrano in gioco i tricipiti, che devono fare la maggior parte del lavoro per spingerti via dal pavimento.

Il tricipite ha tre capi muscolari, da cui il nome. La sua funzione principale è estendere il gomito, cioè raddrizzare il braccio. Nei piegamenti a diamante, il gomito si piega molto di più rispetto a un piegamento largo: l'angolo nella fase bassa del movimento è più acuto e questo costringe tutti e tre i capi del tricipite a lavorare insieme per completare la spinta. Già dopo poche ripetizioni lente senti bruciare la parte posteriore del braccio. Se non senti niente lì, qualcosa nella posizione non va.

Il movimento completo, dalla discesa alla spinta

La discesa deve essere lenta e controllata. Scendi fino a sfiorare il dorso delle mani con il petto. Se non arrivi fin lì, scendi fin dove riesci mantenendo il corpo rigido. La cosa che conta è che il movimento sia fluido, senza cadere di colpo verso il basso.

Nella fase di spinta, premi i palmi contro il pavimento e distendi le braccia. Non serve andare veloci: una ripetizione controllata di 2 secondi in discesa e 2 in salita lavora il muscolo molto più di cinque ripetizioni fatte rimbalzando. Conta la qualità della contrazione, non la velocità.

L'errore che rovina l'esercizio: i gomiti che si aprono

Quando i tricipiti iniziano a faticare, il corpo cerca scorciatoie. La più comune è allargare i gomiti verso l'esterno, facendoli puntare di lato. Succede in modo automatico, spesso senza accorgersene. Il problema è doppio: da una parte scarichi il lavoro dai tricipiti al petto e alle spalle, vanificando il senso dell'esercizio. Dall'altra metti la spalla in intrarotazione sotto carico, cioè la ruoti verso l'interno mentre stai spingendo e questo alla lunga può irritare la cuffia dei rotatori.

I gomiti devono piegarsi all'indietro, restando vicini ai fianchi. Immagina che puntino verso i piedi, o al massimo con un angolo di 45 gradi rispetto al busto. Se li senti scappare in fuori, fermati, riposizionati e riparti. Meglio fare meno ripetizioni pulite che tante fatte male.

Come iniziare se non riesci a farli a terra

Fare un piegamento a diamante completo, partendo dalla posizione sui piedi, richiede una forza nei tricipiti che molte persone semplicemente non hanno ancora. Non è un problema di volontà, è una questione di muscolo che non è abituato a quel carico. Ci sono due modi per arrivarci in modo progressivo.

Il primo è usare un rialzo. Appoggia le mani a diamante sul bordo di un tavolo robusto, sul bancone della cucina o su una panca. Più il busto è verticale, meno peso grava sulle braccia. Man mano che diventi più forte, scegli superfici più basse: dal tavolo passi a una sedia, dalla sedia a un gradino, dal gradino al pavimento. Questa progressione ha anche il vantaggio di abituare gradualmente i polsi alla posizione, che all'inizio può risultare scomoda.

Il secondo è lavorare sulle ginocchia. Ti metti a terra con le mani a diamante, ma invece di stare sui piedi appoggi le ginocchia. Il punto chiave qui è non restare con il sedere in alto come in una quadrupedia: devi spingere il bacino in avanti, in modo da mantenere una linea retta dalle ginocchia alle spalle. Se il bacino resta indietro, stai facendo un altro esercizio.

Quante ripetizioni fare e come progredire

Parti dalla variante che riesci a eseguire con la tecnica corretta per almeno 6 ripetizioni. Se sul rialzo ne fai 6 pulite ma a terra neanche una, resta sul rialzo. Il riferimento è 3 serie da 8 a 10 ripetizioni, con circa un minuto di pausa tra una serie e l'altra. Quando arrivi a completare 3 serie da 10 senza che la tecnica si deteriori nelle ultime ripetizioni, sei pronto per passare alla variante successiva.

VarianteDifficoltàQuando passare alla successiva
Mani su tavolo o banconeBassa3 × 10 ripetizioni pulite
Mani su sedia o gradinoMedia3 × 10 ripetizioni pulite
A terra sulle ginocchiaMedia-alta3 × 10 ripetizioni pulite
A terra sui piediAltaVariante completa

La progressione può richiedere settimane o mesi a seconda del punto di partenza. Non c'è fretta. I tricipiti rispondono bene anche a volumi moderati, a patto che il carico sia quello giusto per il tuo livello attuale.

A cosa fare attenzione sui polsi

La posizione a diamante mette i polsi in un angolo di estensione più marcato rispetto ai piegamenti normali. Se senti dolore o fastidio nella zona del polso, non insistere. Prova prima a riscaldare l'articolazione con delle rotazioni lente in entrambe le direzioni, una ventina per verso. Se il fastidio persiste, usa il rialzo: la posizione inclinata riduce l'angolo di estensione del polso e rende il movimento più tollerabile. Col tempo, man mano che la mobilità migliora, potrai scendere verso il pavimento.

C'è anche un dettaglio che fa la differenza: non appoggiare le mani su superfici morbide come tappetini spessi o materassini. Il polso ha bisogno di una base stabile per non oscillare sotto carico. Un pavimento duro, al limite con un tappetino sottile da yoga, è la superficie migliore.

Quando ha senso inserirli nell'allenamento

I piegamenti a diamante funzionano bene sia come esercizio principale per i tricipiti in una sessione a corpo libero, sia come complemento dopo aver fatto piegamenti larghi o dip tra due sedie. Se li metti per primi nella seduta, quando sei ancora fresco, riesci a esprimere più forza e mantenere la tecnica meglio. Se li metti alla fine, faranno molto più male perché i tricipiti sono già affaticati, ma le ripetizioni che riuscirai a fare saranno meno.

Due o tre sessioni a settimana, con almeno un giorno di riposo tra una e l'altra, sono sufficienti. I tricipiti sono muscoli piccoli e recuperano in fretta, ma hanno comunque bisogno di tempo per adattarsi allo stimolo, soprattutto se non li hai mai allenati in modo diretto.

Disclaimer: questo articolo è puramente informativo e non sostituisce il parere medico. In caso di dolori, infortuni o problemi di salute, consultare un professionista prima di iniziare qualsiasi attività fisica.

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Annalisa

Appassionata di fitness e benessere che ama mangiare bene, allenarsi e condividere quello che ha imparato lungo la strada. Scrivo di cibo, movimento e abitudini quotidiane in modo semplice e diretto, perché stare bene non deve essere complicato.