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In questi giorni, la Camminata Giappone è diventato uno degli argomenti più discussi online. Basta aprire TikTok, Instagram o una testata internazionale per imbattersi in articoli, video e testimonianze che lodano questa particolare forma di camminata. La raccontano con entusiasmo The Independent, che l'ha provata sul campo con tanto di rilevazioni su distanza, calorie e battito cardiaco (fonte); Fortune, che ne evidenzia i benefici sulla salute cardiovascolare e la forza muscolare in età adulta (fonte); Men's Health UK, che ne spiega i meccanismi fisiologici e la rende accessibile a chiunque (fonte); e Tom's Guide, dove una redattrice racconta di essersene innamorata già dalla prima settimana (fonte).
A colpire, in particolare, è la promessa: ottenere più benefici in meno tempo rispetto alla classica soglia dei 10.000 passi al giorno. Una promessa forte, certo, ma anche sostenuta da uno studio giapponese pubblicato nel 2007 su Mayo Clinic Proceedings. Ed è proprio da lì che comincia la nostra analisi.
Le origini: uno studio giapponese del 2007
La “camminata giapponese” non è nata per caso. Il suo nome deriva da un protocollo sperimentale condotto in Giappone da un team guidato dal Dr. Hiroshi Nose, con l'obiettivo di capire se l'alternanza tra camminata lenta e veloce potesse generare benefici superiori rispetto alla camminata continua a ritmo costante. Lo studio ha coinvolto 246 adulti, con un'età media di 63 anni, suddivisi in tre gruppi: sedentari, camminatori a ritmo moderato e praticanti di camminata intervallata (nota in inglese come Interval Walking Training – IWT).
Il protocollo prevede 30 minuti di cammino suddivisi in cinque cicli: 3 minuti a passo lento, seguiti da 3 minuti a passo veloce, per un totale di sei minuti per ciclo. Il tutto andrebbe praticato almeno quattro volte a settimana. Sembra poco, ma i risultati sono stati sorprendenti.
I partecipanti che seguivano l'IWT hanno mostrato miglioramenti significativi nella capacità aerobica (+8%), nella forza dei muscoli delle gambe coinvolti nei movimenti di flessione ed estensione del ginocchio (+13% e +17%) e una riduzione più marcata della pressione arteriosa rispetto a chi camminava semplicemente per 8.000 passi al giorno. È importante notare che questi miglioramenti si sono verificati in soggetti anziani o sedentari e quindi potenzialmente ancora più significativi in ottica preventiva.
I benefici dichiarati e quelli da verificare
Negli anni successivi allo studio, alcuni dati sono stati ripresi da testate come Fortune, che parla di un follow-up decennale secondo cui i partecipanti che avevano continuato a praticare l'IWT avevano mantenuto miglioramenti del 20% nella forza muscolare e fino al 40% nella capacità aerobica massima. Tuttavia, come evidenziato da diverse analisi, non è stato possibile accedere direttamente alla pubblicazione scientifica di questo follow-up: si tratta quindi di un'informazione interessante, ma da considerare con cautela finché non si dispone del testo originale.
C'è poi la questione delle calorie bruciate. The Independent riporta che il giornalista Harry Bullmore, provando la camminata giapponese, ha bruciato 211 calorie in 30 minuti, contro le 157 calorie consumate durante una passeggiata abituale. È un aumento del circa 34%, ma si tratta di un dato individuale, misurato con un orologio fitness. Non è corretto generalizzare e dire che “si brucia il 30% in più”, come fanno alcuni contenuti online: questo dipende dal metabolismo, dal peso, dall'intensità reale dell'esercizio e dalla costanza con cui viene eseguito.
Un altro elemento da considerare è l'aspetto cardiovascolare. Camminare a ritmo variabile sollecita in modo più efficiente il cuore e la respirazione, stimolando picchi di frequenza cardiaca e migliorando così la capacità del corpo di gestire l'ossigeno. Questo è confermato anche da uno studio del Dr. Elroy Aguiar, pubblicato nel 2024, secondo cui bastano anche pochi minuti al giorno di attività intensa per migliorare i fattori di rischio legati alla sindrome metabolica.
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Una prova sul campo tra entusiasmo e realismo
Molti giornalisti hanno provato personalmente la camminata giapponese, descrivendo non solo i dati numerici, ma anche le sensazioni fisiche. Su Tom's Guide, Jane McGuire racconta di averla testata per una settimana, rimanendo positivamente colpita. Ha apprezzato il fatto che si entra subito in una modalità attiva, con il battito che sale e una percezione diversa dell'allenamento. La ripetizione degli intervalli le ha ricordato certe sessioni di corsa veloce, ma con un impatto molto più lieve sulle articolazioni.
Camminare alternando i ritmi richiede anche una maggiore consapevolezza del corpo: bisogna coordinare la postura, attivare il core, muovere le braccia. McGuire nota che in alcuni momenti faticava a seguire l'audiolibro durante le fasi più intense, perché era troppo concentrata sulla respirazione e sul ritmo. E quando camminava con il figlio nel passeggino, lo sforzo si faceva sentire davvero: una forma di allenamento “morbido”, ma tutt'altro che banale.
Anche The Independent sottolinea la praticità del metodo. Non serve attrezzatura, né abbigliamento particolare. Si può fare ovunque: al parco, durante la pausa pranzo, in quartiere. E proprio per questo, è più facile da integrare nella quotidianità rispetto ad allenamenti più strutturati. In 30 minuti si ottiene un mix di attività aerobica e stimolo muscolare, utile anche per chi è alle prime armi.
Un confronto reale con i “10.000 passi al giorno”
La domanda che molti si pongono è: ma allora conviene abbandonare la vecchia abitudine dei 10.000 passi al giorno? Non esattamente. Come spiega Harry Bullmore su The Independent, la Japanese Walking può essere una strategia efficace se si ha poco tempo, ma non sostituisce completamente i benefici del camminare più volte al giorno.
I 10.000 passi – un obiettivo nato in realtà da una campagna pubblicitaria giapponese degli anni ‘60 – non sono una soglia magica, ma uno stimolo per muoversi con costanza. Studi più recenti indicano che già 7.000-8.000 passi al giorno riducono significativamente il rischio di mortalità. Ma c'è un punto importante: spargere il movimento durante la giornata è utile anche per spezzare i lunghi periodi sedentari, che sono dannosi a prescindere dal tipo di esercizio svolto.
Lo dimostra uno studio pubblicato sull'American Journal of Epidemiology, secondo cui sostituire 30 minuti di sedentarietà al giorno con attività leggera riduce del 17% il rischio di morte prematura. E questo vale anche se quei 30 minuti sono distribuiti in tanti piccoli spostamenti. Camminare ogni ora per cinque minuti può essere più utile di una sola sessione intensa seguita da ore e ore seduti.
Provala, ma senza fanatismi
La camminata giapponese è una delle poche tendenze virali supportate da una base scientifica solida. È semplice, accessibile, adattabile a tutti i livelli di fitness. Offre benefici tangibili sia per la salute cardiovascolare che per la forza muscolare, soprattutto in chi conduce una vita sedentaria o è avanti con l'età. Non serve spendere soldi né iscriversi a una palestra. Basta un cronometro, un paio di scarpe comode e la volontà di dedicare 30 minuti a se stessi.
Detto questo, è importante evitare l'entusiasmo acritico. Nessun esercizio è “10 volte meglio” in senso assoluto. I benefici dipendono dalla regolarità, dall'intensità reale, dalla situazione individuale e dallo stile di vita complessivo. Per qualcuno, 10.000 passi possono essere l'ideale. Per altri, tre sessioni di IWT a settimana sono già un grande passo avanti. La chiave, come sempre, sta nella costanza e nell'ascolto del proprio corpo.
Quindi sì, provala. Ma senza pensare che sia una bacchetta magica. È un altro modo – intelligente e sostenibile – per rimettere in movimento il corpo e migliorare la salute. E se vi piace, portatela avanti. Altrimenti, cercate l'attività che fa per voi. Perché la camminata giapponese sarà anche virale, ma l'unico vero segreto per stare bene è muoversi. Ogni giorno, un po' di più.






