Perché praticare Malasana per alcuni minuti al giorno è benefico per tonificare l'addome e distendere caviglie, anche e schiena

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Donatella

I benefici di Malasana, la posizione della ghirlanda, per qualche minuto ogni giorno

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C'è qualcosa di quasi dimenticato in quel gesto semplice che è l'accovacciarsi. Un movimento naturale, istintivo, che da bambini facevamo senza pensarci e che, col passare del tempo, abbiamo perso per strada, sostituito da sedie, poltrone e ore su ore passate davanti a uno schermo. Eppure Malasana – la cosiddetta “posizione della ghirlanda” nello yoga – racchiude in sé un'armonia profonda. È una di quelle pratiche che, appena provi a inserirla nella tua routine quotidiana, ti fa pensare: com'è che non l'ho scoperta prima?

Malasana non è complicata. Ti accovacci con i piedi ben radicati a terra, le ginocchia che si aprono dolcemente verso l'esterno e il busto eretto. Le mani si uniscono davanti al petto, come in un gesto silenzioso di raccoglimento. Non serve essere yogi esperti o flessibili come contorsionisti da circo. Serve solo un po' di tempo e disponibilità ad ascoltare il proprio corpo. E più ci si resta, anche solo due minuti al giorno, più si cominciano a sentire piccoli cambiamenti, di quelli che all'inizio sembrano nulla, ma poi diventano tutto.

Rimanere in Malasana è come riappropriarsi di un linguaggio corporeo antico. È un ritorno alle origini, un modo per scendere – letteralmente – più vicino alla terra. Ma non pensare che si tratti solo di stare lì a “fare niente”. In realtà, sotto quella calma apparente, il corpo lavora. Lavora davvero. Ed è proprio da qui che inizia il bello.

Attivazione addominale

Non ci si aspetta che una posizione così statica possa far lavorare gli addominali. E invece succede. Mentre sei lì, accovacciato, il corpo cerca un suo equilibrio tra radicamento e leggerezza. E per riuscirci, chiama in causa proprio l'addome. Non con sforzi forzati o contrazioni da palestra, ma con un'attivazione profonda, quasi discreta, che viene da dentro.

Quello che accade è che i muscoli del core – quelli che avvolgono il busto come un corsetto naturale – si attivano per mantenere il busto allineato e stabile. Non è un allenamento esplosivo, di quelli che fanno sudare e contare le ripetizioni. È qualcosa di più raffinato, più intelligente. È come insegnare al corpo a usare quei muscoli in modo utile, funzionale, efficace. Giorno dopo giorno, quella zona comincia a tonificarsi. E la cosa bella è che non te ne accorgi subito… ma poi, a un certo punto, senti che qualcosa è cambiato.

Questo tipo di lavoro addominale ha effetti che vanno ben oltre l'aspetto estetico. Migliora l'equilibrio, sostiene la colonna vertebrale e ti accompagna anche nei gesti più quotidiani – sollevare una busta della spesa, salire le scale, persino camminare con più sicurezza. Malasana ti insegna a usare l'addome nel modo in cui è nato per essere usato: come un centro di forza e stabilità, non come un muscolo da scolpire davanti allo specchio.

Caviglie: piccole articolazioni, grandi benefici

Le caviglie, diciamolo, spesso vengono ignorate. Finché non iniziano a fare male, non ci pensiamo. Eppure sono una delle fondamenta del nostro corpo e quando sono flessibili e forti, tutto il resto gira meglio. In Malasana, le caviglie ricevono finalmente la loro dose di attenzione. Devono flettersi, adattarsi, sostenere. E lo fanno con una naturalezza che sorprende, anche se all'inizio può esserci un po' di resistenza.

Restare in accovacciata mette in gioco una dorsiflessione piena della caviglia, cosa che molti di noi non sperimentano quasi mai. Scarpe rigide, sedentarietà, abitudini urbane: tutto tende a irrigidire questa zona. Ma in questa posizione, giorno dopo giorno, le caviglie imparano di nuovo a muoversi, a sostenere il peso, a stabilizzarsi. Il bello è che questo miglioramento non si ferma lì: influenza anche le ginocchia, la postura in cammino, la fluidità nei movimenti.

C'è anche un aspetto sottile da considerare: la connessione con il suolo. In Malasana i piedi toccano terra in modo pieno, autentico. Le dita si aprono, la pianta si attiva e le caviglie diventano canali vivi, non più bloccati. È una sensazione di radicamento che fa bene non solo al corpo, ma anche alla mente. Una di quelle sensazioni che ti fanno sentire “più dentro” te stesso, senza troppe parole.

Inguine che si apre e la schiena si rilassa

Non è solo una questione muscolare. L'inguine è una zona profonda, delicata, che spesso trattiene più tensioni di quanto ci rendiamo conto. Sedentarietà, stress, mancanza di movimento vario: tutto si accumula lì. Malasana, con il suo invito all'apertura, lavora proprio su questi spazi. Le ginocchia che si allargano, il bacino che scende, creano un'apertura graduale ma potente nella zona dell'anca. E più ci si lascia andare, più si scopre quanto fosse necessario.

Allo stesso tempo, la schiena trova finalmente spazio. In particolare quella parte bassa che spesso si irrigidisce per ore seduti o in piedi in posizioni scomode. Il bacino che scende verso il basso aiuta la colonna a distendersi in modo naturale. Niente tirate, niente forzature. Solo gravità, respiro e un po' di tempo. Spesso, mentre si rimane in Malasana, si percepisce una sensazione di sollievo lungo tutta la colonna. È come se la schiena “trovasse aria”.

E poi c'è il respiro. Perché quando l'inguine si apre e la schiena si distende, anche il diaframma si rilassa. Il respiro si fa più ampio, più profondo e con esso si apre anche uno spazio mentale nuovo. Malasana, pur nella sua semplicità, riesce a toccare corde molto intime. Ti mette in ascolto, ti costringe a rallentare, a stare. E in questo stare, il corpo ringrazia.

Iniziare con gentilezza

Non tutti riescono a entrare subito in Malasana senza difficoltà. Anzi, è perfettamente normale che all'inizio i talloni non tocchino il suolo, che le anche risultino rigide o che mantenere l'equilibrio sembri una missione impossibile. Il bello di questa posizione, però, è che può essere adattata con semplicità, senza perdere la sua efficacia. Se senti che il corpo resiste, accoglilo con pazienza: non serve forzare, ma piuttosto trovare un compromesso che ti faccia sentire stabile e a tuo agio.

Un ottimo modo per iniziare è usare un supporto sotto ai talloni, come una coperta arrotolata o un piccolo blocco da yoga. Questo aiuta a trovare un appoggio più confortevole e a ridurre lo sforzo delle caviglie. Se invece senti tensione eccessiva nelle anche o nelle ginocchia, puoi allargare di più i piedi, lasciando che le punte ruotino leggermente verso l'esterno, così da creare più spazio. E se l'equilibrio è difficile da gestire, puoi anche appoggiarti con la schiena contro un muro oppure tenerti a qualcosa di stabile davanti a te.

L'importante è partire da dove sei, senza giudizio. Anche restare pochi secondi, respirando con attenzione, è già un'ottima pratica. Con il tempo, il corpo si aprirà, troverà nuovi spazi e Malasana diventerà non solo più accessibile, ma anche piacevole. Il segreto è iniziare con curiosità, un pizzico di costanza e tanta, tanta gentilezza verso te stesso.

Un piccolo rito quotidiano

In un'agenda piena di impegni, ritagliarsi ogni giorno due o tre minuti per Malasana sembra una cosa da nulla. Eppure può cambiare tanto. Non perché la posizione sia miracolosa, ma perché è autentica, essenziale, diretta. Non servono tappetini costosi, non servono ambienti zen o playlist rilassanti. Basta fermarsi, accovacciarsi e respirare. Quel momento, così semplice, diventa una pausa. Un'occasione per tornare al corpo, al presente.

La bellezza sta anche nella varietà. Ogni giorno Malasana è diversa. A volte ci si sente stabili, altre si traballa. Ci sono giorni in cui le anche sembrano chiuse come cassaforti e altri in cui si aprono come fiori. Tutto questo fa parte del gioco. Non si tratta di "fare bene", ma di esserci. Di lasciare che il corpo si esprima, che impari, che ritrovi spazi dimenticati.

E lentamente, quasi senza accorgersene, cambiano anche le sensazioni fuori dalla posizione. Si cammina meglio. Si dorme più distesi. Si sente meno tensione nelle gambe, nella schiena, nei pensieri. Malasana agisce con discrezione, ma lascia il segno. E quando diventa un piccolo rito quotidiano, ci si accorge che a volte bastano davvero pochi minuti per sentirsi più liberi, più solidi, più vivi.

Disclaimer: questo articolo è puramente informativo e non sostituisce il parere medico. In caso di dolori, infortuni o problemi di salute, consultare un professionista prima di iniziare qualsiasi attività fisica.

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Donatella

Mi alleno da otto anni, il che significa che ho già commesso tutti gli errori possibili in palestra al posto tuo. Ho sollevato male, corso troppo, riposato troppo poco e comprato almeno tre attrezzi inutili che ora occupano spazio in casa. A un certo punto ho deciso che era più utile capire come funzionano le cose che continuare ad andare avanti per tentativi. Quindi ho iniziato a scriverne.