Ecco quale è il miglior esercizio in base alla tua personalità, secondo questo nuovo studio

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Donatella

La perconalità come fattore per scegliere l'esercizio fisico migliore secondo questo studio studio

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Se hai provato a fare dell'esercizio una routine e hai fallito più volte di quante vuoi ammettere, sappi che non sei solo. Anzi, è più comune di quanto pensi. C'è chi si iscrive in palestra con entusiasmo e smette dopo tre settimane, chi compra l'ennesimo tappetino per yoga pensando che "questa è la volta buona" e chi insegue l'illusione che basti una playlist motivazionale per trovare la costanza. Ma cosa penseresti se il problema non fosse la tua determinazione, bensì il tipo di attività che hai scelto?

Un nuovo studio condotto nel Regno Unito ha puntato il microscopio su un aspetto finora poco esplorato: quanto la tua personalità influisce sul tipo di esercizio fisico che sei più portato ad amare e, quindi, a mantenere nel tempo.

I risultati sono stati sorprendentemente chiari: se ti alleni seguendo le inclinazioni della tua mente, non solo l'allenamento diventa più piacevole, ma è anche molto più probabile che tu riesca a trasformarlo in un'abitudine duratura.

Non esiste un esercizio giusto per tutti: dipende da chi sei

La ricerca ha coinvolto un gruppo eterogeneo di persone sottoposte a test sulla personalità secondo il modello dei "Big Five" (estroversione, gradevolezza, coscienziosità, stabilità emotiva, apertura mentale) e poi a diverse sessioni di esercizio, variabili per intensità e durata.

Fin dalle prime fasi è emersa una tendenza netta: le persone estroverse erano più attratte dagli allenamenti intensi, come l'interval training, quelli che ti fanno sudare dopo due minuti e ti lasciano il fiatone ma anche un sorriso soddisfatto. Questo tipo di profilo ama il ritmo sostenuto, la varietà, la sfida. Non è solo una questione fisica, è anche una forma di stimolazione mentale. L'attività intensa cattura l'attenzione, distrae dai pensieri, offre un'immediata sensazione di realizzazione.

Discorso diverso per chi ha una personalità più neurotica, cioè incline a emozioni forti, pensieri ricorrenti, insicurezze. Per queste persone, sorprendentemente, l'attività fisica ha avuto un effetto calmante, ma solo quando strutturata in modo preciso e non troppo prolungato. Sessioni brevi ma intense funzionavano meglio di attività più leggere ma lunghe, perché quest'ultime lasciavano troppo spazio ai pensieri, spesso fonte di ansia. Quando l'esercizio richiede attenzione totale e dura poco, diventa quasi una pausa dalla mente.

I coscienziosi, invece, hanno dato prova di una determinazione lineare: si allenano perché sanno che fa bene. Non hanno bisogno di stimoli emotivi forti, né di varietà. Sono quelli che seguono una tabella, monitorano i progressi, si fissano obiettivi e li raggiungono. L'importante, per loro, è che l'esercizio sia coerente con una visione di lungo termine. Il divertimento non è il motore principale, ma la sensazione di controllo e realizzazione personale.

Poi ci sono i profili più aperti mentalmente: curiosi, creativi, a volte un po' fuori dagli schemi. Amano gli allenamenti che lasciano spazio alla scoperta, come le passeggiate in natura, le escursioni, lo yoga dinamico. Apprezzano la novità, l'evoluzione, anche un certo senso di libertà. E non si fanno troppi problemi se l'allenamento non segue una struttura fissa: per loro, ogni movimento può diventare un atto espressivo.

Il piacere di allenarsi non è uguale per tutti

Uno degli aspetti più rivelatori dello studio è stato osservare quanto cambi la percezione del piacere durante l'esercizio, in base alla personalità. Non è vero che ciò che fa bene debba per forza piacere a tutti. E, cosa più importante, non piacere a qualcosa non significa essere pigri o privi di disciplina: potrebbe semplicemente non essere in linea con il tuo modo di essere.

Gli estroversi hanno riportato livelli molto alti di godimento nelle sessioni ad alta intensità. L'HIIT, per esempio, risultava non solo efficace dal punto di vista fisico, ma anche gratificante. L'adrenalina, il ritmo veloce, la sensazione di "andare a mille" generavano una risposta emotiva positiva.

Le persone più neurotiche, al contrario, faticavano a godersi le attività più lente. Paradossalmente, proprio quelle sessioni pensate per rilassare erano vissute con disagio, forse perché davano troppo spazio alla mente. Ma quando il corpo era impegnato in esercizi intensi, ma brevi, come circuiti o mini workout, il piacere aumentava.

Chi si riconosceva nella coscienziosità non cercava il piacere immediato, ma dichiarava una soddisfazione legata al completamento del compito. Più che divertirsi, si sentivano efficaci. E per loro era abbastanza.

Interessante anche il ruolo della gradevolezza e dell'apertura mentale. Le persone con questi tratti trovavano piacevoli le attività a bassa intensità, magari in gruppo, magari all'aperto. Per loro, l'esercizio è anche un'esperienza relazionale o contemplativa. Non è solo uno sforzo fisico, ma un'occasione per connettersi con gli altri o con se stessi.

Quindi, quale allenamento dovresti scegliere?

Più che suggerirti un programma preciso, lo studio ti invita a riflettere su chi sei. Non è un invito a rimanere nella tua "zona di comfort", ma a iniziare da lì. Se ti riconosci in una personalità dinamica, socievole e amante della varietà, cerca attività che riflettano questa energia: corsi collettivi, sport di squadra, allenamenti brevi ma intensi. Il contesto giusto ti aiuterà a mantenere l'entusiasmo.

Se invece sei una persona più riflessiva o introversa, potresti trarre maggiore beneficio da pratiche più lente, individuali, magari immersive: camminate, ciclismo, yoga, pilates. Il movimento può diventare un modo per ritrovare l'equilibrio, più che per scaricare energia.

Per chi è ansioso o incline allo stress, vale la pena esplorare forme di esercizio che diano struttura senza essere troppo invadenti. Brevi circuiti da fare a casa, allenamenti guidati, sessioni da 20-30 minuti in cui tutto è già deciso. Più l'esercizio è prevedibile e concreto, più la mente riesce a rilassarsi.

Se sei una persona determinata, abituata a portare a termine i propri obiettivi, puoi scegliere qualsiasi attività, purché abbia un piano. Fissare un traguardo concreto, come correre una mezza maratona o migliorare i parametri di forza, ti darà la motivazione per restare sul percorso, anche quando la fatica si farà sentire.

E se sei curioso per natura, non avere paura di sperimentare. L'idea di provare ogni mese qualcosa di nuovo, di alternare discipline, di creare un mix personale potrebbe essere proprio ciò che ti serve per non annoiarti mai.

Allenarsi secondo la propria psicologia

Il messaggio che emerge è semplice ma potente: l'esercizio fisico non deve essere una forzatura, ma una forma di espressione coerente con chi sei. Conoscere i propri tratti psicologici può aiutarti a scegliere meglio, ad ascoltare il corpo con più attenzione e a rispettare il tuo modo naturale di funzionare.

Il movimento, in fondo, è una delle poche attività che ci coinvolge completamente: muscoli, cuore, mente, respiro, emozioni. Se scegli un tipo di allenamento che ti fa sentire bene in più di un senso, sarai più motivato a mantenerlo. Non perché "devi", ma perché ti piace, ti completa, ti assomiglia.

La prossima volta che ti trovi a chiederti perché non riesci a seguire una routine fitness, non pensare subito alla mancanza di forza di volontà. Forse stai solo cercando di entrare in scarpe che non sono le tue. Cambia modello. Trova quello che calza a pennello. E ricorda: muoversi è importante, ma muoversi bene, a modo tuo, lo è ancora di più.

Disclaimer: questo articolo è puramente informativo e non sostituisce il parere medico. In caso di dolori, infortuni o problemi di salute, consultare un professionista prima di iniziare qualsiasi attività fisica.

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Donatella

Mi alleno da otto anni, il che significa che ho già commesso tutti gli errori possibili in palestra al posto tuo. Ho sollevato male, corso troppo, riposato troppo poco e comprato almeno tre attrezzi inutili che ora occupano spazio in casa. A un certo punto ho deciso che era più utile capire come funzionano le cose che continuare ad andare avanti per tentativi. Quindi ho iniziato a scriverne.