Perché non dimagrisco nonostante la palestra? Questo studio ha finalmente la risposta

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Scritto da

Donatella

Studio su perdita di peso ed esercizio fisico

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Succede quasi sempre allo stesso modo. Si comincia ad andare in palestra, a correre al parco, a fare esercizi a casa. Passa un mese, poi due. Si suda, ci si impegna. Poi arriva il momento della bilancia e il numero non si è mosso. A volte è pure salito.

La prima reazione è darsi la colpa. Non mi alleno abbastanza, penso. Devo fare di più. Devo spingere più forte. Ma uno studio scientifico pubblicato da poco racconta una storia completamente diversa. E spiega perché la colpa non è della pigrizia.

Lo studio che ribalta tutto

Nel febbraio 2026, il ricercatore Herman Pontzer della Duke University ha pubblicato insieme al collega Eric Trexler uno studio importante sulla rivista scientifica Current Biology. I due scienziati hanno raccolto e analizzato i risultati di decenni di ricerche sul rapporto tra movimento e calorie bruciate, sia su esseri umani che su animali.

La domanda era semplice: se una persona si allena di più, brucia davvero più calorie alla fine della giornata?

La risposta è stata sorprendente. Quando si fa attività aerobica, come correre o andare in bici, il corpo brucia solo il 30% in più di quello che ci si aspetterebbe. Il restante 70% viene "riassorbito". Il corpo, in pratica, compensa. Spende di più per muoversi, ma poi taglia da altre parti.

Meno energia per certi processi del sistema immunitario. Meno per la produzione di alcuni ormoni. Meno per l'infiammazione. È come quando in famiglia si decide di spendere di più per l'auto nuova: a fine mese i soldi sono gli stessi, semplicemente si è tagliato sulle uscite del sabato sera.

Il corpo ha un tetto massimo di spesa giornaliera. E non lo supera volentieri.

I numeri che nessuno racconta

Prima dello studio di Pontzer e Trexler, un'altra ricerca aveva già messo un numero preciso su questo meccanismo. Un gruppo internazionale di scienziati, tra cui lo stesso Pontzer, aveva studiato 1.754 persone adulte che vivevano la loro vita normale, senza diete o programmi di allenamento imposti.

Il risultato: la compensazione energetica media è del 28%. Cosa vuol dire in pratica? Che se un allenamento fa bruciare 500 calorie, solo 360 si aggiungono davvero al conto della giornata. Le altre 140 il corpo le recupera, principalmente rallentando il metabolismo a riposo.

Ma il dato più amaro riguarda chi ha più peso da perdere.

Le persone con più grasso corporeo compensano di più. Chi ha un indice di massa corporea alto arriva a compensare quasi il 46% delle calorie bruciate con l'esercizio. Chi è già magro compensa solo il 30% circa. Sembra un meccanismo fatto apposta per rendere le cose più difficili a chi ne avrebbe più bisogno.

Gli scienziati non sanno ancora con certezza se funzioni così: forse chi compensa tanto è più predisposto a ingrassare. Oppure è il grasso in eccesso stesso che rende il corpo più "bravo" a trattenere energia. In entrambi i casi, il risultato pratico non cambia: per chi è in sovrappeso, allenarsi senza cambiare alimentazione produce risultati minimi sulla bilancia.

Il tranello dello snack dopo la palestra

C'è poi un altro problema e non ha niente a che fare con il metabolismo. Ha a che fare con quello che succede nella testa.

Dopo un allenamento duro, moltissime persone mangiano di più senza rendersene conto. Uno yogurt extra, una porzione un po' più grande a cena, un pezzo di cioccolata con la scusa del "me lo sono meritato". Sembrano cose da niente, ma possono cancellare in dieci minuti il deficit costruito in un'ora di corsa.

Alcuni studi lo hanno misurato. In una ricerca durata sei mesi, le persone che facevano esercizio regolare hanno perso meno peso del previsto. Il motivo non era un metabolismo rallentato. Era che mangiavano di più, quasi senza accorgersene. La compensazione comportamentale, a volte, pesa più di quella fisiologica.

E allora la palestra non serve a niente?

Serve eccome. Ma non per quello che ci hanno raccontato per anni.

L'esercizio fisico è il fattore più collegato al mantenimento del peso nel tempo. Chi si allena con costanza ha molte più probabilità di non riprendere i chili persi. Migliora il cuore, abbassa la pressione, tiene a bada gli zuccheri nel sangue, protegge le ossa, migliora l'umore e fa dormire meglio. Sono benefici enormi che non hanno niente a che fare con il numero sulla bilancia.

Lo studio di Pontzer e Trexler ha trovato anche un dato interessante: l'allenamento con i pesi sembra provocare meno compensazione rispetto all'attività aerobica. Non è ancora chiaro il perché, ma è un'indicazione che vale la pena tenere a mente per chi vuole ottenere il massimo dal proprio sforzo.

In pratica, cosa fare per perdere peso?

Se l'esercizio da solo non basta, da dove si parte? Non servono rivoluzioni. Servono poche cose fatte con costanza.

La prima è mangiare un po' meno di quello che si consuma. Non si tratta di fare la fame, ma di creare un piccolo deficit calorico giornaliero attraverso il cibo. Anche 300-400 calorie in meno al giorno, nel tempo, fanno una differenza enorme. Tagliare una merendina, ridurre le porzioni di pasta di un pugno, usare meno olio: sono gesti semplici che sommati cambiano i numeri.

La seconda è dare la priorità alle proteine. Carne, pesce, uova, legumi, latticini. Le proteine saziano di più rispetto a carboidrati e grassi a parità di calorie e aiutano a mantenere la massa muscolare quando si è a dieta. Un piatto con una buona quota proteica tiene la fame lontana più a lungo.

La terza è continuare ad allenarsi, ma con aspettative corrette. L'esercizio non serve a "bruciare" la pizza del sabato sera. Serve a mantenere i muscoli attivi, a migliorare la composizione corporea e, come dimostrano le ricerche, a non riprendere il peso perso. I pesi, in particolare, sembrano avere un vantaggio rispetto alla sola corsa perché provocano meno compensazione metabolica.

La quarta è camminare di più. Non in palestra, ma nella vita di tutti i giorni. Fare le scale, scendere una fermata prima, andare a piedi a fare la spesa. Questo tipo di movimento, che i ricercatori chiamano NEAT (termogenesi da attività non legata all'esercizio), contribuisce alla spesa calorica giornaliera senza attivare in modo aggressivo i meccanismi di compensazione del corpo.

La quinta, forse la più importante, è avere pazienza. Il corpo resiste ai cambiamenti rapidi. Le diete drastiche e gli allenamenti estremi funzionano sul breve, ma quasi sempre portano a recuperare tutto. Un approccio graduale, con piccoli aggiustamenti mantenuti nel tempo, è quello che la ricerca indica come più efficace nel lungo periodo.

Il vero punto

Il problema non è l'esercizio. Il problema è l'aspettativa sbagliata che ci hanno costruito intorno. Per decenni il messaggio è stato semplice: muoviti di più e dimagrirai. I dati accumulati negli ultimi anni dicono altro. Il corpo umano è progettato per risparmiare energia, non per sprecarla. Milioni di anni di evoluzione hanno costruito un sistema che resiste con forza ai tentativi di fargli spendere più del necessario.

Chi vuole perdere peso deve partire da quello che mette nel piatto. L'allenamento serve a tutto il resto, che poi è la parte più importante: stare bene, più a lungo e meglio.

Disclaimer: questo articolo è puramente informativo e non sostituisce il parere medico. In caso di dolori, infortuni o problemi di salute, consultare un professionista prima di iniziare qualsiasi attività fisica.

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Donatella

Mi alleno da otto anni, il che significa che ho già commesso tutti gli errori possibili in palestra al posto tuo. Ho sollevato male, corso troppo, riposato troppo poco e comprato almeno tre attrezzi inutili che ora occupano spazio in casa. A un certo punto ho deciso che era più utile capire come funzionano le cose che continuare ad andare avanti per tentativi. Quindi ho iniziato a scriverne.